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La storia

Michele Asturi e Adolfo Asturi fondatori Caffè della Libertà e BAr Asturi nel 1908 a Crotone Crotone, città ricca di storia e cultura, ha visto passare sotto i suoi archi secolari personaggi ed eventi che hanno segnato varie epoche. Uno dei luoghi più affascinanti della città è stato senza dubbio il Caffè della Libertà, chiamato poi Bar Asturi. Era il 12 ottobre del 1908 quando i fratelli Michele e Adolfo Asturi aprirono le porte del loro Caffè della Libertà, un luogo che presto sarebbe diventato un ritrovo per artisti, intellettuali e figure di spicco della città; un simbolo di convivialità e creatività, il cuore pulsante della vita sociale della Crotone dell'epoca (allora chiamata ancora Cotrone).
La sua atmosfera vibrante attirava i più noti esponenti della cultura locale, creando un ambiente dove le idee si mescolavano con i profumi del caffè appena macinato e dei dolci preparati con amore.
Nel 1936, con l'acquisto di un magazzino adiacente, il Caffè della Libertà si ingrandì e fu inaugurata la saletta interna.
Tra gli anni '30 e '40, il Caffè si confermò come il ritrovo prediletto di nomi noti e artisti, accogliendo nuove generazioni di avventori che trovavano in quei tavoli non solo un buon caffè, ma anche conversazioni appassionate.
Don Michele, sempre alla ricerca della qualità e della perfezione, si recava spesso a Napoli presso la rinomata pasticceria Caflisch per perfezionare l'arte della pasticceria e della gelatieria, così nascevano prodotti come il dolce "Monachina", l'Amaro Asturi e Il celebre torrone, un vero e proprio capolavoro Vetrina del Caffè della Libertà con con immagine dell'Amaro Asturi gastronomico che conquistò anche la Casa Reale dei Savoia. La bontà di questa delizia era tale che Umberto II di Savoia, ormai in esilio a Cascais, decise di nominare Don Michele, Commendatore dell’Ordine della Corona Reale, un riconoscimento che testimonia quanto fosse apprezzato il suo lavoro.
Il produttore di un rinomato amaro campano conosciuto a livello nazionale, confidò a Don Michele che l'Amaro Asturi sarebbe stato l’unico a poter fare concorrenza al suo. Parole che avrebbero riempito di orgoglio chiunque, e che dimostrano quanto il Bar fosse un punto di riferimento nel mondo della gastronomia.
Ma la storia del Bar Asturi non è priva di momenti drammatici. La Seconda Guerra Mondiale portò con sé distruzione e tristezza. Nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 1943, un gruppo di velivoli nemici bombardò la città, i depositi del bar, situati nel Palazzo Asturi, furono distrutti, e con essi andarono perduti materiali preziosi e alimenti per la preparazione dei dolci. La famiglia Asturi si salvò perché era sfollata a San Giovanni in Fiore, ma si può immaginare l’angoscia di Don Michele e Don Adolfo nel vedere i loro sogni infrangersi in un attimo. Non ci volle molto perché, tra la polvere e le macerie, si registrassero episodi di sciacallaggio. All’epoca, Donna Aurelia, la moglie di Don Adolfo, coraggiosa e determinata, dovette recarsi fino ad un convento di suore per recuperare alcuni oggetti rubati dalle suore stesse, dalle macerie di Palazzo Asturi.
Il Caffè della Libertà mantenne questo nome fino al 1959, poi, a partire dal 1960, prese il nome di Bar Asturi (in base alla documentazione, non trova conferma quanto scritto nell'articolo de Il Crotonese del 27/09/1996, e cioè che il nome fu cambiato durante il periodo fascista).
Negli anni successivi, il Bar Asturi continuò a vivere nell’immaginario collettivo crotonese, ospitando nomi noti e marchi leggendari.
Tuttavia, come tutte le belle storie, anche quella del Bar Asturi raggiunse il suo epilogo, il bar chiuse i battenti nel 1964, lasciando un vuoto nella vita dei crotonesi e chiudendo anche un capitolo intenso e affascinante della vita sociale e culturale di Crotone.
Quel luogo non fu solo celebre per le tazze di caffè e i dolci, ma per le storie e i sogni che vi si intrecciarono, un simbolo della libertà di espressione e della creatività che caratterizzarono un’epoca, ed anche se oggi le sue porte non si aprono più, la leggenda dei fratelli Asturi e il loro amore per l’arte continuano a vivere nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di sedersi ai suoi tavoli, dove il caffè non era solo una bevanda, ma un atto di amore e un gesto di libertà.

Massimo Asturi - Da racconti e documenti di famiglia.

Un caffè storico di Crotone - Il Bar Asturi nel suo cinquantennio di vita

Cronaca di Calabria 29/09/1958 - di Angelo Vaccaro

Entrata Caffè della Libertà seduti al tavolo Michele Asturi e Adolfo Asturi

<<Sunt lacrimae rerum>> cantava il Poeta.
Vero, e le cose, spesso, per un complesso di ragioni, restano così legate agli uomini e alla loro vita psichica, da formarne tutta una cosa nella vita del ricordo e dello spirito.
A chi, per la prima volta, entra in Crotone, appare di colpo questo vecchio <<Caffè Asturi>>, che serba, nelle sue linee caratteristiche, e persino nel colore della vernice che lo attona, tutta la seria sagoma dei vecchi Caffè ottocenteschi.
È, certamente, il più vecchio caffè di Crotone. I più lo additano come il <<caffè dei nobili>>, non perché assuma sussieghi di feudali ricordi; ma perché fu sempre il ritrovo preferito della parte eletta della Città.
Quest'anno, compie il suo cinquantennio di fondazione.
Ce ne siamo voluti occupare a bella posta, perché esso fa parte di quel complesso di ricordi storici della vecchia vita crotonese, che ci riallaccia ai sereni tempi di una esistenza più sana, più dignitosa, certamente.
Se volete dargli una qualifica, veramente consone alla sua storia ed alla sua vitalità di ogni tempo, sareste portati a ribattezzarlo con la qualifica del <<Piccolo Aragno di Crotone>>.
Ne ha un certo legittimo diritto.
Quivi, i vecchi galantuomini di Crotone preferivano sorbire il caffè; quivi, dare gli appuntamenti; quivi, avvenivano le animate discussioni sui problemi e sugli uomini dell'allora arretrata cittadina, per le nuove aspirazioni.
Ancora oggi, è rimasto, per antonomasia, il Caffè degli eletti, che sanno trovarsi la serenità dei vecchi Padri, riprendere le discussioni, con tonalità più consoni ai tempi modernissimi, - così che la solita <<saletta>> risuona ancora di risate allegre, di punzecchiature mordaci, di politica spicciola -  e..., (perchè no, ?) anche di qualche apprezzamento aciduloso o di critichetta paesana, spicciola e malandrinetta.
Il Bar, malgrado le innovazioni dei tempi, la lucentezza sfarziosa e caratteristica dei nuovi altri locali, creati per fargli concorrenza, serba dicevamo, la linea della sua tradizione sobria ed elevata.
C'è è vero, qualcosa di nuovo: il galoppante spirito democratico dei tempi vi ha fatto irruzione, ed ha fatto un grosso strappo alle rigide costumanze del Passato. Già, perché, quasi per una naturale evoluzione di cose, questo storico caffè, che restava esclusivamente il <<Caffè delle Sciambeghe>>, al quale nessun contadino o lavoratore si appressava, come per un senso di rispettoso omaggio, oggi, consente che modesti e umili lavoratori si assidano felici, vicino agli eletti della Città, così che direste abbia assunto una linea di conciliazione tra l'antico sussiego e la umile e sana bontà dei tempi progressivi.
Adolfo Asturi con amici difornte al Caffè della Liberta a Crotone Al banco-cassa, come nei ricordati tempi del suo glorioso passato, siede, solenne come un monumento, la tipica e signorile figura del popolarissimo D. Michele Asturi. L'ombra del ricordo vi proietta anche quella del compianto fratello Adolfo.
Un uomo austero, aristocratico, tutto garbatezza e signorilità questo nostro D. Michele, che serba una sua speciale <<verve>>, piccante ed intelligente sempre, e che la vostra fantasia sa ben ricollegare alle tradizionali figure dei nostri vecchi uomini di Città. Se lo avvicinaste, o voleste stuzzicarlo per poco, vi accorgereste subito di non spuntarla facilmente. Se... lo sentiste parlare di arte e di musica, in particolar modo, vi ravvisereste una competenza unica ed un dire, che addolcisce sempre al caro ricordo della sua giovinezza tramontata, quando, con voce possente e melodiosa insieme, rallegrava i cuori delle belle dame, nei migliori salotti della vecchia città di Pitagora.
E di quei tempi egli spesso vi parla, con l'occhio adombrato di vellutata melanconia, anche se i giovanissimi frequentatori di oggi gli facciano il dispettuccio di buffonchiarvici, come cosa da mandare al tempo delle favole.
Ma D. Michele non la cede, ed ai giovani professionisti dell'oggi, che degnamente rimpiazzano i posti dei loro vecchi padri, ricorda, con viva simpatia, di dame e di cavalieri, di sogni e di chimere, quasi a volerli ricondurre alla sacralità di un ricordo incancellabile e vivo.
Si sa: non mancano le puntatine sarcastiche, consiglianti al ritiro in un cenobio e via dicendo; ma egli, col tratto sempre dignitoso e sereno, o intasca, con francescana rassegnazione, o vi ripaga con uno di quei soliti risolini, intelligenti e furbi, che bastano ad agghiacciare la presunzione stucchevole degli ultimi arrivati.
E voi, malgrado tutto, sentite di volerci tornare con vero piacere in questo Caffè dei padri nostri, perché vi sentite respirare aria buona, aria sana, aria di signorilità indiscutibile. Vi sentite rifremere il vecchio mondo nostro, fatto di ansie dolorose e di aneliti superbi: il passato della Crotone di ieri, che potrà pure aver avuto molte pecche e molte colpe; ma che sentite ancora saturo d'idealità elevate a d'intenti onesti e nobili certamente.  

I fasti del caffè di Michele Asturi - Scuola di pensiero e salotto buono della città

Il Crotonese 27/09/1996 - di Adriana Liguori Proto


Clienti davanti al Caffè della Libertà a Crotone Un intrico di viuzze che si snodano segrete e ombrose fiancheggiate da architetture povere e bizzarre, quasi a segnare la trama dell'antica pescheria - a ridosso del porto vecchio - si slarga qua e là in spiazzi, cortili, orti, piazzette e terrapieni, come per consentire alla brulicante umanità del quartiere la riscoperta del sole. Ed è proprio uno di questi slarghi che viene ancora oggi indicato dai popolani con l'antica denominazione di chiazza d'a niva vecchia (piazza della neve vecchia). Sembra, invero, un nome piuttosto improbabile per una cittadina mediterranea dove la neve fa solo rarissime apparizioni e sempre a distanza di diversi anni l'uno dall'altro. Ma il nome ha in verità un'altra e più curiosa origine: esso ricorda che proprio in questa piazzetta vi erano i magazzini dove, attraverso un oscuro, quanto miracoloso processo di isolamento termico, si riuscivano a conservare, per settimane e settimane in profonde buche praticate nel terreno e rivestite di paglia e felci, i carichi di neve che i birocciai trasportavano giù dalla Sila, nel cuore della notte. Era questa neve che, prelevata, poi, giornalmente a piccole dosi e conservata nella ghiacciaia del Caffè Asturi, serviva a preparare la scirubetta, l'antica progenitrice delle nostre granite per la gioia e il piacere di fresco degli eleganti signori in paglietta e scarpe bianche che scendevano nei tardi pomeriggi d'estate dalle loro dimore sulla spianata del Castello per trovare gli amici attorno ai tavolini all'aperto del Caffè.
L'epoca a cui facciamo riferimento è collocata agli inizi del Novecento, proprio quando il Caffè di Michele Asturi, fondato nell'ottobre del 1908, aveva appena iniziato la sua attività ed intanto fiorivano nelle più rinomate città d'Italia i caffè letterari, salotti spontanei frequentati da aristocratici ed intellettuali, reputati luoghi dove si celebrava il gusto della conversazione colta, artistico-letteraria o politica. Non a caso, il primo caffè di cui ci sia giunta notizia fu aperto a Costantinopoli da due mercanti siriani e si chiamava "Scuola delle persone colte". Il Caffè di Don Michele Asturi idealmente voleva essere tutto questo e, infatti, per quasi mezzo secolo, fino alla sua chiusura nel 1964, fu ritenuto il "salotto buono" della nostra città.
Situato strategicamente nel cuore di piazza Vittoria, sotto i portici tra piazza Duomo e piazza Pitagora (attualmente vi è la pelletteria di Vittorio Lumare), il Caffè governava la vita cittadina, ne filtrava gli avvenimenti più importanti, le chiacchiere, le curiosità, gli umori della gente. Queste note, caratteristiche, proprie e comuni ad ogni caffè, diedero vita al giornale Magna Graecia diretto da Gaetano Asturi, cugino di Don Michele. Veniva, così, rispettata quella tradizione che voleva i migliori giornali ideati e realizzati ai tavolini di un caffè. Proviamo ad immaginare, dunque, il nostro magnifico Caffè di piazza Vittoria (nostro perché è appartenuto a tutti noi crotonesi) come una scuola di pensiero libertario, visto che i suoi fondatori, Adolfo e Michele Asturi, Pubblicità del Caffè della Libertà sul Corriere Calabrese 9 giugno 1913 persone straordinarie, geniali ed ecclettiche con spiccate vocazioni artistiche, vollero battezzarlo Caffè della Libertà, intestazione che durante il periodo del Fascismo fu immediatamente cancellata per non dar adito ad equivoche forme di contestazione politica al governo di Mussolini.
Nel corso della sua attività il Caffè subì vari rifacimenti; all'epoca della fondazione si presentava con grandi porte dalle ampie vetrate su cui erano impresse le insegne pubblicitarie del Fernet Branca, con la grande aquila ad ali spiegate; ma queste, dopo pochi anni, vennero sostituite con quelle dell'Amaro Asturi, raffigurato in ampie bottiglie di forma allungata. L'elisir digestivo, a base di erbe amaricanti, veniva preparato in gran segreto da don Michele che eseguiva, con certosina pazienza e precisione, le indicazioni di una antica ricetta avuta a Napoli, città che frequentava spesso e dove aveva appreso l'arte della pasticceria e della gelateria da Caflisch, trasmessa, poi. a sua volta, a Ciccio Cortese, fondatore del Bar Moka nel 1931, a Feliciano Rondinella ed a Giovanni Augello, rispettivamente, questi ultimi, l'uno gelataio e l'altro pasticcere.
Tra le specialità dolciarie del Caffè Asturi, dai sapori irripetibili, ricordiamo il candido e virgineo torrone natalizio, il Liquore Pitagora, la Monachina, un dolce gelato che racchiudeva, tra due soffici strati di pan di spagna inzuppati di liquore, una crema fredda di caffè e di cioccolato; la cremolata di fragole; i pezzi duri di limone o di nocciola e cioccolato, la granita di caffè e quel delizioso sorbetto di limone che piacque così tanto allo scrittore inglese Norman Douglas, durante una sua visita a Crotone, da elogiarne la bontà in un suo libro.Bar Asturi Crotone nuovo aspetto
In maggio, in occasione della festa della Nadonna di Capocolonna, per una consolidata tradizione, il Caffè inaugurava il suo salotto all'aperto e così i tavolini di ferro battuto con i piedi a forma di testa di leone, che sostenevano il piano di marmo bianco venato di nero, venivano trasportati dalla graziosa saletta interna dove si respirava un'aria di aristocratica semplicità, sul marciapiede difronte, innanzi ai portici e lì rimanevano fino alla festa di San Dionigi (9 ottobre). Ed ecco che, dalla tarda primavera fino all'autunno, il Caffè Asturi, con i suoi tavolini all'aperto, si animava dei colori della piazza e delle persone che lo frequentavano, divenendo scenario ideale di un teatro di vita in cui, tra le quinte, dietro le colonne dei portici, la gente del popolo si ritagliava a modo proprio uno spazio di folklore culturale con fantasiosa creatività; accadeva, talora, di ascoltare divertiti i versi sciolti, di pungente ironia, di una popolana della pescheria, soprannominata 'a macchietta; tal'altra, le note melodiose di un suonatore cieco di violino, un certo Fulici Scrizzi.
In contrapposizione a tali multiformi aspetti di vita cittadina, di animazione culturale del Caffè, del Teatro Comunale in piazza Immacolata ai primi del '900 e più tardi del Teatro Apollo, del grande cinema all'aperto Miramare, dei concerti nelle ville gentilizie, si deve ora l'indifferenza di una città che va a mano a mano perdendo la sua identità storico-culturale. Grande divoratrice di storia progenitrice di menti elette, Crotone oggi sembra apatica, nemica di se stessa. Questo carattere schivo e pigro, poco incline all'enfasi, genera come corollario una sorta di riservato disinteresse per quanto non sia immediatamente palese, acclamato da molti. La città non rispetta i vicoli ombrosi, le fontane di glicini a primavera, le strade, le spiagge, le molte altre bellezze nascoste che meritano di essere amate e valorizzate per il semplice fatto che ci appartengono.
Dopo queste brevi note di amarezza, torniamo ora sereni al nostro caro ed indimenticabile Caffè Asturi nella nostalgia di un ricordo e di un sapore: quel delizioso sorbetto di limone, candido come la nenve, che, gustavo con ineffabile piacere, a noi ragazzi di un'altra stagione dva spazio all'immaginazione, al sogno colorato, all'evasione di un attimo, al fresco sapore di vita.


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STORIA Bar Asturi Caffè della libertà fondato nel 1908